Indirizzo
Corso Matteotti 15,
Cremona, CR 26100
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Cremona, CR 26100
Preoccupazione per la modifica dell’articolo 59 del codice appalti.
La FAIS esprime seria preoccupazione e lancia un grido d’allarme riguardo alla recente modifica dell’articolo 59 del Codice degli Appalti. La nuova formulazione, che introduce l’obbligo di definire le percentuali di aggiudicazione delle forniture (affidamento delle prestazioni) negli accordi quadro con più operatori economici, desta forte preoccupazione sia per quanto previsto che per gli effetti negativi che potrà produrre.
Se da un lato l’intento della norma è quello di garantire maggiore trasparenza e prevedibilità, dall’altro l’Associazione teme che questa modifica possa compromettere seriamente il diritto dei pazienti di avere erogato il dispositivo più appropriato ovvero la libertà di scelta dei presidi sanitari da parte dei pazienti, diritto sancito dall’allegato 11 al DPCM 12/01/2017, sia in fase di prima prescrizione che nel rispetto della continuità terapeutica (generare inefficienze nella gestione delle forniture.)
Libertà di scelta a rischio.
Per le persone stomizzate, per le quali il citato allegato 11 prevede al comma 4 che “Per l’erogazione degli ausili per stomia di cui alla classe 09.18 del nomenclatore allegato 2 al presente decreto, le regioni adottano modalità di acquisto e di fornitura che garantiscano agli assistiti la possibilità di ricevere, secondo le indicazioni cliniche a cura del medico prescrittore, i prodotti inclusi nel repertorio più adeguati alle loro speficiche necessità e assicurano la funzione di rieducazione specifica.”, ma anche per altri come le persone che praticano il cateterismo, la scelta del presidio sanitario è un elemento cruciale per assicurare una qualità di vita dignitosa. Ogni persona ha esigenze specifiche, legate alla propria condizione clinica, alla conformazione anatomica e alle preferenze personali. La definizione di percentuali di affidamento rischia di vincolare i pazienti a presidi che potrebbero non essere i più adatti alle loro necessità, negando (limitando) un diritto inalienabile. L’Associazione sottolinea il rischio di trasformare i pazienti in “numeri” all’interno di una logica di mercato, anziché mettere al centro le loro esigenze di salute e benessere, per come statuito dall’art. 32 della Costituzione.
Complessità e inefficienze nella gestione, nonché rischi di provocare aggravamenti alla propria condizione.
La gestione delle percentuali di affidamento assegnate a ciascun operatore economico potrebbe rivelarsi estremamente complessa e burocratica. In un contesto sanitario caratterizzato da esigenze dinamiche e soggette a cambiamenti, fissare quote rigide rischia di creare inefficienze. Ad esempio, se un operatore raggiunge la propria quota massima di forniture in un determinato periodo, i pazienti potrebbero essere costretti a rivolgersi ad altri operatori, anche se i presidi offerti non sono adeguati alle loro esigenze. Questo meccanismo potrebbe generare disagi e ritardi nell’accesso ai dispositivi medici, con possibili ripercussioni negative sulla salute dei pazienti.
Mancata considerazione delle specificità cliniche.
La nuova norma sembra non tenere in considerazione le specificità cliniche e le esigenze individuali dei pazienti. La standardizzazione delle percentuali di affidamento rischia di ignorare la variabilità delle condizioni di salute e la necessità di personalizzazione delle cure. Per i pazienti stomizzati e cateterizzati, l’uso di un presidio non adeguato può portare a complicazioni mediche, come irritazioni cutanee, infezioni o un peggioramento della qualità di vita. L’Associazione sottolinea l’importanza di una normativa che tenga conto di queste specificità, garantendo che la scelta del presidio sia sempre guidata dalle esigenze del paziente e non da logiche di mercato o di ripartizione percentuale.
L’appello dell’Associazione.
LA FAIS chiede una revisione della modifica all’articolo 59, affinché venga preservato il principio di appropriatezza dei presidi sanitari da parte dei pazienti e venga garantita una gestione flessibile ed efficiente delle forniture. L’Associazione ribadisce che le normative in materia di appalti pubblici, soprattutto in ambito sanitario, devono porre al centro le esigenze dei pazienti, garantendo loro il diritto di accedere ai presidi più adatti alle proprie condizioni di salute. La standardizzazione e la rigidità delle percentuali di affidamento rischiano di compromettere questo principio, con conseguenze negative sulla qualità delle cure e sulla vita delle persone più fragili.